L'ILLUSIONE DI VIVERE MORENDO

Aggiornato il: 9 dic 2020



Non cerco di fuggire dalla vita, ma di trasformarla (…). Questa vita voglio trasformarla, illuminarla di una luce più alta, proprio perché ho trovato INVIVIBILE ‘far come se niente fosse’, perché trovo INVIVIBILE rinchiudermi dietro ad un’impenetrabile maschera”; così scriveva Satprem in una lettera.

Trasformare la vita, restando nella vita, è il più grande cimento dell’essere umano e in settant’anni di viaggio sulla Terra, posso ormai dire che ho incontrato pochissime persone che hanno seguito questo richiamo, talvolta straziante, dell’anima. Ho conosciuto invece una moltitudine di persone assuefatte al benessere che, stando in un malessere evidente, cercano di giorno in giorno, di creare nuovi motivi di svago e di triste evasione nel loro squallore. Provo dispiacere per questi esseri umani, ma confesso che un tempo mi facevano rabbia. Ne ho incontrati tanti così nel mio studio.

Ho conosciuto anche numerosi ricercatori interiori, insegnanti spirituali, meditanti che, invece di scarnificarsi, di essere “entronauti” innamorati della loro avventura, hanno fatto una bella confezione colorata della loro via. Spesso la loro conoscenza è esclusivamente intellettuale, senza una reale esperienza intima e profonda. Acquisiscono il linguaggio della Tradizione a cui si ispirano, ne assumono gli atteggiamenti esteriori, il vestiario, i gesti, i modi, e soprattutto alimentano il loro narcisismo (di cui non si rendono conto), sentendosi in possesso di una “verità” che li fa sentire superiori. È evidente, per chi sa vedere, che non hanno mai seriamente lavorato sulla struttura del loro carattere e che non hanno risolto i loro conflitti.

Alcuni di essi hanno avuto talvolta anche qualche esperienza speciale di altri stati di coscienza e hanno avuto delle vere intuizioni; ciò ha confermato ed alimentato la loro opinione di essere speciali, perché l’ego disfunzionale se n’è appropriato, gonfiando la loro importanza personale.

Queste cadute avvengono in ogni ricercatore spirituale durante la sua sadhana e naturalmente anch’io ho avuto questi scivoloni. Non bisogna condannarsi per questo. Ma il vero problema è che chi non fa un lavoro psicologico serio e sincero, non si accorge di essere caduto nella superbia e nell’arroganza della sua presunta conoscenza. Questo è il danno: la mancanza di umiltà. Ancora adesso, se ricordo certi miei atteggiamenti del passato, mi vergogno di me stesso oppure sorrido di tenerezza. L’importante è accorgersene, non abbassare mai la guardia, proprio quando ci si sente sicuri. La trasformazione di sé e della propria vita consiste in un lavoro certosino, passo dopo passo, consapevoli del limite umano, erodendo l’immagine di sé che ci siamo costruiti per evadere dalla sofferenza.

Sono rimasto ultimamente sorpreso dall’atteggiamento di alcuni ricercatori interiori che mi sembravano autentici rivoluzionari, al di fuori degli schemi, che invece hanno sviluppato una vera e propria rigida intransigenza, allineati totalmente col sistema, impauriti, propugnatori delle misure più reazionarie e repressive.

Come diceva Satprem, “è invivibile far come se niente fosse”, fa proprio male al cuore! Orgoglio, presunzione, supponenza e arroganza sono i demoni dell’ego e non possiamo avere pietà per essi, né alcuna tolleranza. Vanno riconosciuti ed estirpati in se stessi con ogni mezzo dai ricercatori interiori.

André Gide nel 1946 scrisse a Satprem: “Il mondo si salverà, se mai potrà salvarsi, solo grazie a degli insubordinati”. Gli insubordinati sono coloro che non accettano la menzogna della narrazione ufficiale che viene costruita sempre dal potere costituito che usa ogni suo artificio per convincere della sua buona fede chi è già fragile, e usa ogni manipolazione attraverso la censura delle informazioni ed il controllo dei mezzi di comunicazione di massa: giornali e televisioni.

È talmente evidente che non può esistere alcuna etica in una società che si regge sulla legge del profitto e del consumo! Bisogna essere davvero ingenui per credere che le multinazionali sfornino prodotti per il nostro bene e per la nostra salute. Eppure di ingenui ce ne sono molti, probabilmente perché hanno paura oppure non si rendono conto di averla. Stare dalla parte del potere è certamente rassicurante, soprattutto quando offre alcuni piccoli privilegi.

Il potere è maestro nell’arte delle mezze verità. Ovvero dice una cosa vera, ma la distorce nel significato. Per esempio: parla del virus (che esiste indubbiamente e che è realmente contagioso) ma lo fa diventare un mostro e lo associa comunque alla morte. Non dice che si può curare nella maggior parte dei casi con farmaci già esistenti, prendendolo ai primi stadi, non parla dell’efficacia della prevenzione, della vitamina C, D3, K2, dell’Astragalo, della Quercetina, della Lattoferrina, dello Zinco, dell’alimentazione, del Plasma, etc. Non mette a confronto eminenti medici, virologi, biologi che hanno una grande competenza sul campo e che esprimono altri approcci di cura e d'intervento. Come mai? Il confronto nella scienza (e non solo) è fondamentale. La verità è in divenire, soprattutto nella scienza. Molte nozioni ritenute vere qualche anno fa, sono state in seguito smentite dalla scienza stessa.

È sempre sospetto l’atteggiamento di un’unica verità che non può essere discussa e che diventa dogma. Se a questo si aggiunge una censura palese, che è sotto gli occhi di tutti, la radiazione di chi ha un'altra versione dei fatti, la cancellazione d'informazioni difformi dalla narrazione ufficiale, l’arma del discredito e della calunnia, l’uso dell’imposizione e della forza, allora bisognerebbe sentire un autentico allarme. Sono segnali reali di un grande pericolo, che non è il virus, ma qualcosa di ancora più subdolo.

Perfino il significato delle parole viene distorto, come nel caso della parola “negazionista”. Quando una parola diventa slogan non significa più niente e può diventare solo un’etichetta che può essere adoperata a proprio piacimento. Negazionista è chi nega un evento reale. Sono negazionisti coloro che sostengono che l’olocausto sia un falso storico. Considero negazionista chi nega l’esistenza del virus e la sua contagiosità. Ma non può essere definito negazionista chi critica il modo di operare del sistema, le scelte che ha messo in atto, le politiche che sono dietro queste scelte. Non è negazionista chi denuncia certe violenze, certi attentati alla libertà che appaiono illogici e contraddittori.

A questo punto posso logicamente dire che è negazionista chi nega che esista una forte ed evidente censura, chi nega che esista il rifiuto di un dibattito tra varie scuole di pensiero, chi nega che vengano cancellati siti che mostrano altri aspetti di ciò che sta accadendo su diversi fronti.

Scrive Satprem: “Sapete qual è la quintessenza della nostra civiltà occidentale, il risultato di 20 secoli di cristianesimo? Le compagnie di assicurazione! Gli esseri umani non concepiscono altro che un’esistenza assicurata in tutto e per tutto: sulla vita e sul domani, contro gli incidenti, la morte e l’inferno – e soprattutto contro se stessi”. È chiaro che per cristianesimo intende ciò che il potere ecclesiastico ha costruito intorno alla figura del Cristo, tradendo il Cristo gnostico che è un Avatar, un Essere stupendo, incarnazione d’Amore.

In questo scritto Satprem mette in evidenza un fenomeno che è diventato totalizzante nella nostra cultura: la rimozione della morte. La morte è un tabù. Bisogna esorcizzarla in ogni modo possibile, a tal punto che si è disposti a sacrificare la propria libertà, pur di vivere una vita squallida, artificiosa e artificiale, pur di essere rassicurati che si possa restare nel proprio orticello. La libertà non credo consista nel poter fare tutto ciò che si vuole, ma credo che sia una sensazione più profonda di sé, collegata alla possibilità di potersi esprimere interamente nella propria umanità, nel contatto cogli affetti più cari, nel manifestare la propria connessione con gli individui, nel gioco e nell’allegria, nel confronto intellettuale. Per molti la libertà si lega soltanto a gesti molto superficiali, al libero consumo, allo stordimento, alla ricerca di sensazioni sempre diverse, per coprire una percezione di vuoto interiore e una mancanza di senso. Ed è proprio la paura della morte che viene alimentata giorno dopo giorno dai media.

Credo che la vera causa di questa paura sia la perdita della spiritualità naturale, dell’aspirazione verso un ideale di Bellezza e d’Amore. Una vita in cui il solo valore è consumare non può che diventare un tentativo disperato di riempirsi attraverso il piacere artificiale ed effimero, rinnovato ossessivamente. Il sapore della Gioia ha una qualità diversa. Il piacere invece, quando è animato dalla Gioia del Cuore, è davvero potente e riempie ogni aspetto del nostro essere.

Per fare un esempio semplice, in questo momento provo gioia nello scrivere questo articolo, un vero piacere; mi sento eccitato come quando si ha una cosa bella ed immediatamente si sente il desiderio di offrirla anche agli altri. Piacere e gioia sono collegati e si manifestano per cose semplici, ma che per noi sono significative. Un altro piacere che mi dà gioia è quando in una condivisione ed in un confronto l’altro mi fa vedere qualcosa che non conoscevo, mi mostra un altro aspetto della questione e mi arricchisce.

Invece questo modo di comunicare è diventato sempre più raro. Spesso l’interlocutore ti dà la sua verità, calandola dall’alto, con l’atteggiamento di chi ha la verità unica ed assoluta. Questo modo mostra la fragilità dell’altro, e la sua arroganza e il suo sarcasmo nascondono una scarsa stima di se stesso. Diventa una perdita di tempo comunicare con queste persone perché non hanno alcuna umiltà. È invece così meraviglioso sentire la comunanza nelle diversità e riuscire a giungere ad una sintesi più ampia dalla quale traggono beneficio entrambi. Comunicare non è una contesa e modificare il proprio punto di vista o completarlo non è una sconfitta. Personalmente ho passato la mia vita a mettere in dubbio ciò in cui credo, sentendo un allarme ogni qualvolta sento di avere convinzioni inossidabili. Poi l’esperienza mi ha dimostrato che, usando il dubbio metodologico, ciò che è vero resta in me, mentre abbandono ciò che mi serve per alimentare il mio ego. L’attaccamento alle proprie convinzioni è un veleno, come pure l’avversione per le opinioni degli altri. Ritengo invece motivato il rifiuto per ciò che chiaramente è una menzogna, smentita dai fatti, che nasconde secondi fini.

In un’altra lettera Satprem scrive: “Se uno esce di lì (dal campo di concentramento di Mauthausen), ci sono tante cose che non può più fare, che non può più essere. E allora vive qualcosa d’impossibile perché una sua parte di umanità è stata distrutta. Uno non può aver vissuto quell’orrore e riprendere i gesti di prima, amare, vivere, dormire, come se niente fosse successo. Resta una specie di voragine nel cuore e la sete di un’altra grandezza, che venga a riscattare l’inesplicabile colpa contro di lui, contro l’uomo”.

Certo il campo di concentramento non è paragonabile a ciò che sta accadendo adesso, ma c’è una certa analogia a guardar bene. Viviamo da parecchi mesi in una segregazione che pare non voglia finire mai, nella quale sono impediti i contatti umani, gli scambi, le riunioni, gli spostamenti, in cui siamo obbligati a restrizioni che talvolta sono del tutto prive di buon senso. Esiste il coprifuoco, l’obbligo di portare la mascherina anche in situazioni per cui è del tutto inutile indossarla. È contestato qualsiasi pensiero che non confermi i dettami dell’élite che è al potere, sono sospese le più fondamentali libertà costituzionali, siamo vessati dalla polizia che in alcuni casi usa la violenza contro inermi cittadini, trattandoli come criminali per violazioni di poco conto. I media sottopongono i cittadini ad un continuo terrorismo emotivo. La censura è forte e scoperta.

Come si può definire un potere che stabilisce addirittura le condotte di vita della popolazione, che s’inserisce pesantemente nel privato, che agisce anche sui bambini, impedendo loro di vivere la loro infanzia e li deruba della loro spontaneità? Almeno un regime dittatoriale è manifesto, si lascia identificare con evidenza. Ma cosa c’è di più subdolo di un potere che ipocritamente dice di agire per il tuo bene? L’invasione dei nostri corpi non è assimilabile allo stupro? Vediamo un potere che impone atti medici, senza che si possa dare il nostro assenso. Come non vedere che questa è violenza e non cautela responsabile? E se qualche specialista propone un diverso approccio, che non nega il problema, ma fornisce altre soluzioni più umane, viene screditato. Come negare che tutto ciò stia davvero avvenendo?

Qualcuno dice che andiamo verso un futuro migliore. Io vedo invece il disastro umano. Come può essere sana una società in cui una ristretta élite di individui hanno una ricchezza illimitata, mentre la maggior parte di persone nel mondo è nell’indigenza o addirittura nella povertà assoluta che non consente nemmeno di nutrirsi? Vedo una società predatoria che considera tutta la Terra oggetto di uso e di abuso.

Una società che fa della sopravvivenza il valore assoluto è malsana. Sostituire alla vita creativa la mera sopravvivenza, alla lunga porta all’estinzione. Non di solo pane vive l’uomo. Accontentarsi di una vita così misera e squallida significa accettare la vita vegetativa, illudersi di essere vivi, mentre siamo degli zombi.

Quando usciremo da questo incubo, se ne usciremo, alcuni, come Satprem, diranno che non potremo più essere come prima, perché qualcosa dentro è stato spento. Ma ci sono già adesso individui che, grazie a questa voragine nel cuore sentono la sete di un’altra grandezza. Si accorgono che siamo diventati non più soltanto consumatori, ma che noi stessi siamo diventati poco per volta merce di consumo. Le nostre vite sono oggetti di consumo. Siamo consumatori e consumati.

Ma è proprio questa follia collettiva che stimola l’essere umano che ha un Cuore a varcare la soglia e a scoprire il Tesoro che attende di essere colto, ad accedere a “un nuovo genere di vita, un nuovo genere d’aria, ad un altro modo di respirare, come mai è stato prima…

“L’ultima delle nostre insubordinazioni, e la più alta, è l’insubordinazione a noi stessi”. (Satprem)



Brani tratti dal libro di Satprem “Far Nascere Dio – Lettere di un insubordinato" – Ed. mediterranee



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