Viaggio nella jungla intricata di Facebook



Credo di essere entrato su Facebook agli albori di questa piattaforma che si è espansa negli anni a dismisura. Ho visto immediatamente una grande opportunità di poter passare contenuti, notizie ed iniziative che ritenevo utili e formative. Non essendo una persona "importante" non avevo accesso agli altri canali di cui usufruiscono coloro che hanno una certa fama e notorietà. Perciò a suo tempo decisi che potevo cercare di avventurarmi in questo territorio con prudenza, spinto da un sincero intento di offrire ciò che ritengo importante per lo sviluppo individuale ed anche dal desiderio di far conoscere le mie iniziative.

In tanti anni ho fatto alcune osservazioni sul comportamento di alcune persone che frequentano facebook e sui limiti strutturali di questo social che ulteriormente alimentano le reazioni delle suddette persone. Non mi riferisco a quella categoria di individui che sfogano attraverso i post le loro frustrazioni, adoperandosi in variegate invettive, quasi sempre banali e misere, ma talvolta addirittura creative! Questa categoria si riconosce facilmente.

Invece è interessante parlare della categoria dei "bastiancontrari". Sono coloro che, qualsiasi affermazione venga fatta in un post, devono immediatamente calcare la mano su un eventuale errore, o fare una critica facendo osservare l'opposto di ciò che dici o mettere in evidenza che hai tralasciato un aspetto importante. Ma il loro intervento in certi casi potrebbe pure essere valido, se non fosse scritto con una presunzione ed una saccenza davvero sconcertante! Questo atteggiamento è ancor più singolare quando, messi di fronte a frasi di persone che sono riconosciute davvero autorevoli, come potrebbero essere Thich Nhat Hanh, Arnaud Desjardins, Wilelhm Reich o addirittura di Maestri della portata di Sri Aurobindo o Buddha, sono capaci, senza vergognarsi, di dire che non hanno capito niente, che non hanno nessuna competenza, che sono fuori strada!

Resto basito, incredulo, attonito, di fronte a tanta idiozia. Queste persone evidentemente non sono minimamente consapevoli di essere ridicole, ponendosi come detentori di verità assolute.

Beati loro...per quanto mi riguarda, dopo una vita spesa nel cercare di comprendere e soprattutto nello sperimentare su me stesso, ho varie incertezze e, quando faccio un'affermazione, premetto sempre: "secondo la mia opinione penso che...".

I commenti coloriti di questi soggetti sono favoriti da una caratteristica che costituisce un limite strutturale di Facebook, ovvero che questa piattaforma è uno spazio in cui  è possibile scrivere solo alcuni aspetti di un argomento che si vogliono mettere in evidenza, dando però per scontato che l'argomento trattato non può che essere parziale. Un post non può essere un saggio e tantomeno un libro. Se per esempio parlo della concentrazione sul respiro nella mindfulness, mi interessa evidentemente fornire indicazioni solo su questo aspetto della pratica. Ma inevitabilmente spunta quel "soggetto" che ti dice che hai tralasciato un altro aspetto importante (nella migliore delle ipotesi) oppure che hai travisato il tutto o che hai trascurato la parte più importante dell'argomento, o che non hai proprio capito niente, usando un tono sgradevole, perentorio, di chi sa, dandoti implicitamente dello stupido o dell'incompetente.

Personalmente so di avere detto talvolta cose imprecise e sono stato molto grato a chi me lo abbia fatto notare con spirito costruttivo, in un'atmosfera di collaborazione e di scambio. Ma questo accade raramente.

Per comprendere più chiaramente l'argomento di cui sto trattando farò degli esempi tratti da ciò che accade realmente. Mettiamo che scriva in un post che è importante nella pratica meditativa riuscire a disidentificarsi dalle emozioni e dai processi mentali. Ecco che come un giustiziere della notte arriva il fatidico "soggetto" che con cipiglio dice che invece le emozioni sono importanti e che bisogna smetterla di considerare la mente come un impedimento. Se questa persona fosse di fronte a me le direi che so perfettamente l'importanza della mente e delle emozioni e che non sto assolutamente svalutandole. Preciserei che disidentificarsi non significa scindersi, ma al contrario, significa esserci senza perdersi, eccetera, eccetera. Probabilmente non servirebbe a niente. Ma instaurare un confronto attraverso botta e risposta nell'ambito di un post non è possibile perchè manca il linguaggio parlato e la relazione.

Il problema nasce dal fatto che ogni affermazione contenuta in un post dovrebbe essere intesa nel contesto del discorso, tenendo conto della parzialità volutamente funzionale. Se parlo del naso non ecludo gli occhi o la bocca; semplicemente mi interessa in quel post parlare solo del naso!

Un altro esempio significativo: se parlo dell'importanza di seguire una via interiore, qualcuno subito dice che non c'è nessuna via, che tutto è uno, che tutto è già dentro di noi. Ma certo che è così, ma questo non esclude che ci sia un percorso per scoprire che non c'è un percorso, oppure che ci sia un Maestro per scoprire che c'è un maestro interiore. Sono tutte affermazioni vere, ma che devono essere inserite nel contesto o in alcune fasi di sviluppo.

I grandi Maestri dell'umanità conoscevano perfettamente i meccanismi umani ed è per questo che indicarono delle Vie Tradizionali, pur dicendo che esiste solo l'Essere e che tutto è dentro di noi.

Nella jungla di Facebook si incontra un altro tipo di "soggetti": quelli che aspettano di coglierti in fallo! Sono i più folkloristici e prevedibili. Sono in agguato. Appena riporti una notizia sono pronti a smentirla, come se dovessero aggiustare un torto, ma soprattutto come se loro sapessero tutto di tutto. Potrebbe anche essere che la notizia non sia vera e mi capita talvolta che qualcuno me lo faccia notare. Spesso controllo ancora più attentamente e la tolgo. Ma il senso di questo discorso non è ribadire le proprie ragioni. Se sbaglio, non è un problema riconoscerlo. Ci si offende solo se anche noi siamo presuntuosi, se siamo attaccati ad un'immagine di noi stessi. Altrimenti la cosa più semplice è imparare e modificare certe conoscenze. Il senso di questo discorso è invece mettere in evidenza l'arroganza di chi interviene dicendo frasi del tipo: "Mi meraviglio che tu scriva queste cose o che tu creda in queste cose!". Sarebbe invece utile argomentare con serenità il proprio dissenso, offrire all'altro il proprio punto di vista su un piano di parità e di arricchimento.

In conclusione ritengo che navigare su Facebook offra numerose opportunità di apprendimento di sé e degli altri, oltre ad essere un mezzo di informazione. Ma bisogna essere dei cacciatori attenti e sapersi inoltrare in questa foresta con le armi della discriminazione, dell'umiltà, dell'autosservazione e della metacomunicazione.




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Dr. Roberto Maria Sassone, Psicologo Psicoterapeuta, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio n. 2504 - Elenco Psicologi Psicoterapeuti - Partita iva: 07264320586

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